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(S)Parlando della nostra G-G-G-G-Generazione (?).

8 ottobre 2011 18:31 0 comments

Avvertimento: il seguente pezzo è colmo e zuppo di esagerazioni, volte a rendere più chiaro il messaggio all’interno dell’articolo. A voi capirlo. Se vi è più semplice e meno difficile da accettare: a voi non capirlo.

Ah, dimenticavo: c’entra poco, ma c’entra. Il vostro Decreto Intercettazioni infilatevelo su per il colon.

Ovunque ci giriamo abbiamo giornalisti demenziali e lobotomizzati che ci spiegano quanto sia bello avere miliardi a palate da spendere in gnocca e champagne e governi assimilabili al circo degli idioti. Ci giriamo un po’ meglio e ci sono i giornalisti veri, e questi ci fanno rimpiangere gli altri perché non fanno che dirci che peggio di così si può stare. Ci affidiamo quindi all’informazione sul web (la prossima frase la sconsiglio ai fedelissimi de Il Giornale e Libero), l’ultimo baluardo senza il guinzaglio di quella o quell’altra forza politica: a questo punto, incazzati duri per la vergogna provata verso i nostri parlamentari col naso rosso e il fiorellino che spruzza acqua (a volte altro…), la pochezza di chi vorremmo ci rappresentasse e tutto fa fuorché proteggerci sul serio, pornografia intellettuale (a volte vera e propria), censura, censura, censura, censura e ancora censura, bene a questo punto, in preda al masochismo più sadico ci informiamo su come se la passino i nostri coetanei all’estero. Apriamo facebook o qualche altro social network e scopriamo che Dmitri, il russo conosciuto l’estate scorsa, è in Papuasia Maggiore alla scoperta dell’Arca Perduta grazie a una borsa di studio, che Vanessa, la venezuelana dei nostri sogni conosciuta chissà dove, è su Plutone per conto di un’agenzia a condurre studi di checazzonesologia.

E che Gianluca se la sta spassando in quel di Londra. Che Maria si sta godendo la sua borsa di studio di sociologia a Francoforte. Che a Juaca Juaca (città impossibile, nome inventato solo per rendere l’idea) la vita è difficile, ma Michele è colmo di speranza perché la gente ha voglia di combattere e l’università lo ascolta neanche fosse un Nobel fresco di nomina.
A quel punto sfoderiamo la nostra arma migliore: il pianto combinato all’alzata di spallucce. Non si salvi chi non può.Usciamo di casa e dopo aver perso un paio di minuti a cercare il proprio eroe o Gesù personale, riprendiamo la nostra vita, chi nel negozio di scarpe (laurea in archeologia), chi al supermercato (laurea in filosofia, due pubblicazioni su riviste specializzate), chi nelle piccole Rompicoglioni Ville, non un nuovo gioco di facebook (sarebbe un’idea!) ma i call center, cimiteri di sogni mai realizzati e nursery per eterni frustrati (frustati?).

Il nostro sistema punta ormai alla decostruzione dell’individuo affinché risulti ancora più individualista, ipocrita, invidioso verso gli altri e indigesto verso se stesso di quanto lo stesso sistema miri a fare.

E questo sistema ci sta riuscendo applicando un concetto di una banalità imbarazzante: picconando l’istruzione e l’informazione e riempirci di puttanate di qualsivoglia genere che insegnino che il segreto del successo è avere bei faccini e bei culi e giocare il più possibile a poker online.

E questo sistema (amo la reiterazione) oltre a realizzarsi ci insegna pure a giustificarlo. Tutto è così perché siamo circondati da corrotti, raccomandati, parassiti ed evasori che l’avranno sempre vinta perché (beccatevi questa tautologia con i controfiocchi) essi fanno parte del sistema, fino quasi ad esserne parte integrante e imprescindibile.

E la sodomizzazione senza vasellina è bella che confezionata, pronta a essere scartata e custodita ogni santo giorno della nostra vita composta da 365 compleanni e natali all’anno.

Quanti di noi possono dirsi totalmente soddisfatti della propria condizione attuale? O almeno vicini, sulla strada per arrivarci? Quanti di noi hanno amici che possono rispondere “sì” a queste semplici domande?

Con “noi” intendo i ragazzi della mia generazione, quelli laureati o almeno diplomati negli anni duemila. E con “soddisfazione” intendo quella sensazione che porta a coricarsi col sorriso sulle labbra e a svegliarsi allo stesso modo. Il dove è facile: in Italia.

Pochi. Non diciamoci cazzate. Pochi.

C’è chi si è laureato a pieni voti e si ritrova a sbandare da un contratto a progetto all’altro senza soluzione di continuità. Chi si trova costretto a cambiare città perché la propria ha esaurito le possibilità per farlo crescere. Chi si è buttato subito sul lavoro e non vede l’ora di vedere il proprio superiore inchiodato sul cesso in preda a un furioso attacco di diarrea.

E c’è chi, con le palle ormai frantumate, talvolta anche il culo, si accontenta di dove si trova, rassegnato a dimenticare ogni piccola ambizione perché demolita dall’aria che si respira su ogni centimetro della nostra penisola.

Sapete chi non c’è? Il vero rivoluzionario. Il combattente.

E cosa non c’è? La voglia di unirsi. La spinta a incrociare le braccia per bloccare il sistema e urlare il proprio dissenso. Il desiderio della trattativa.

Come se da un momento all’altro dovesse arrivare il miracolo. E questo mi inquieta.

Come se il miracolo corrispondesse ai nomi di Bersani, o Di Pietro, o Vendola. E questo mi deprime.

La nostra generazione non ha perso. Ma ci è dannatamente vicina.

E non è solo colpa nostra. Checché ne dicano Alfonso Signorini e Studio Aperto.

Guido Ingenito

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