“La mafia è una montagna di merda” in ricordo di Peppino Impastato. (M. Matricardi)
Dal fango di una Sicilia arroventata di omertà, 34 anni fa qualcuno decise di soffocare un grido di protesta, rabbia e denuncia che stava volando alto.
Un’esplosione di verità e realtà scomode prendevano corpo, voce e coraggio granitico da quell’uomo che sarebbe diventato un simbolo della lotta a quella metastasi chiamata mafia.
Peppino Impastato nasce in una famiglia mafiosa cominciando presto a maturare idee anti-mafiose e per questo cacciato di casa dal padre. Da qui in poi la sua vita diventa comunicazione diretta di protesta e ruggito contro l’omertà.
Il giornale L’idea socialista, i dibattiti e gli eventi culturali col gruppo Musica e Cultura, sono tutti semi piantati per far germogliare una coscienza comune e condivisa su quella realtà impastata di silenzi assordanti.
Ma l’urlo più forte è stato emesso attraverso una radio. Nel ’76 infatti Impastato crea Radio aut, una radio libera e autofinanziata e attraverso il suo programma satirico Onda Pazza, ha il coraggio di prendersela con i mafiosi di Cinisi, i politici corrotti, di denunciare affari loschi e delitti facendo nomi e cognomi, uno su tutti quello di Gaetano Badalamenti che l’11 aprile 2002 sarà condannato all’ergastolo proprio per il delitto di Impastato.
Commemorare l’anniversario della sua morte vuol dire non dimenticare: Beppe Alfano, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava, Giovanni Spampinato, Mario Francese e Giancarlo Siani. Tutte penne temute e fatte tacere dalla mafia.
Paolo Borsellino una volta disse “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene” . Oggi è un’occasione per farlo.
“Fresco era il mattino
e odoroso di crisantemi.
Ricordo soltanto il suo viso
violaceo e fisso nel vuoto,
il singhiozzo della campana
e una voce amica:
“è andato in paradiso
a giocare con gli angeli,
tornerà presto
e giocherà a lungo con te”.
Peppino Impastato (5 gennaio 1948-9 maggio 1978)
Marianna Matricardi








