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Robert Rodriguez: l’artigiano del cinema!

5 maggio 2011 02:10 0 comments

Stivali da cowboy, bandana e cappello texano, un copricapo grande, grandissimo, che mette, dice lui, per non far scappare le buone idee. Robert Rodriguez si è imposto nel panorama cinematografico mondiale grazie alla sua immensa fantasia, alla sua ironia e alle sue trovate geniali e diaboliche. “Ma sarei capace di girare anche io questa roba”!, dice a dodici anni, dopo aver assistito alla proiezione del capolavoro di John Carpenter, “Fuga da New York”. Quasi sapesse già fin da bambino quale sarebbe stata la sua strada.

Scrive la sua prima sceneggiatura mentre viene “usato” come “cavia” per testare un medicinale in un ospedale del Texas, che gli farà raggranellare i soldi necessari a dirigere la sua prima, piccola perla: “El Mariachi”, storia di un suonatore di chitarra che, vittima di un terribile scambio d’identità, è costretto ad impugnare le armi e difendersi.
Dopo il grande successo di questo film al Sundance Film Festival, al geniale Robert viene data carta bianca per il progetto successivo.
Antonio Banderas e la sensuale Salma Hayek saranno infatti i nuovi protagonisti del remeke-sequel, con più sangue ed esplosioni del primo capitolo, nel quale ancora una volta il giustiziere suonatore dovrà affrontare una miriade di scagnozzi armati fino ai denti. Stavolta, però, oltre all’aiuto della bella messicana, avrà altri amici, come il “consigliere” interpretato dal grande Steve Buscemi e tre simpatici suonatori di chitarra, che nelle loro custodie nascondono tutto tranne gli strumenti a sei corde.

Il successo dilaga, il regista conosce Quentin Tarantino e la loro amicizia diventa sempre più forte, tanto che i due, insieme, daranno vita ad un progetto importante per entrambi: “Dal tramonto all’alba”.
R. Rodriguez in veste di regista e produttore, il secondo in quelle di sceneggiatore ed interprete al fianco di George Clooney.
Si concede in seguito una pausa dai film ultraviolenti e dirigerà la trilogia di film per famiglie: “Spy Kids”, sempre con il suo attore feticcio Antonio Banderas, stavolta alle prese con dei figli “un pò” precoci e scalmanati.
Gli anni 2000 sono importantissimi per il cineasta, che regalerà al suo pubblico “C’era una volta in Messico”, capitolo conclusivo della trilogia del Mariachi. Questa volta con il pieno di Star, da Johnny Depp a Mickey Rourke, dalla bella Eva Mendes al grandissimo Willem Defoe.
Il film ottiene un buon successo e conferma Robert come inventore del genere “Burrito-western”.

Il 2005 è l’anno di quello che molti considerano il suo capolavoro assoluto: “Sin City”. Tratto dall’omonimo fumetto di Frank Miller, che narra di una città violenta e corrotta, il tutto girato con una suggestiva fotografia in un bianco e nero “colorato”.
Il sodalizio Tarantino-Rodriguez prosegue, tanto che i due, nel 2007, metteranno in piedi l’ambizioso progetto di “Grindhouse” in omaggio ai film d’expolitation (estetizzazione molto forte della violenza) degli anni ’70 ed ’80 per i quali i due andavano matti.
Nel 2010 ? Arriva “Machete”!
Nessuna parola per descrivere quella che potrebbe essere veramente considerata la summa della sua poetica, fatta di sangue, violenza originale, belle ragazze e, in mezzo a tutto questo animalesco universo, critiche alla politica del suo paese.
Rodriguez è un artigiano, nel senso più stretto del termine, oltre a dirigere i suoi film infatti, è autore del soggetto, della sceneggiatura, del montaggio e della fotografia.

Quello di associare Quentin a Robert definendoli registi uguali, è un errore madornale. Rodriguez non avrà mai, e sottolineo, mai la tecnica di Tarantino nel girare un film, d’altra parte, Quentin, non riuscirà mai ad occuparsi di tutti gli aspetti riguardanti la lavorazione del film come Robert. L’ex commesso della videoteca è un raffinato cinefilo amante della violenza, ma anche di tanto, tantissimo cinema classico. Il chitarrista texano invece è un tamarro, che si diverte a mettere in scena ogni tipo di diavoleria. Che differenza c’è tra i suoi film per famiglie e quelli under 18? La risposta è: nessuna! Il suo è un mondo fantastico, dove un prete che fa saltare teste con due fucili a pompa ha lo stesso peso dei bambini alle prese con una misteriosa pietra magica che esaudisce i desideri. Lo zio Machete di “Spy Kids” sarà sempre dalla parte dei suoi nipotini, ma deve anche vedersela con un esercito di killer pronti a farlo fuori. Una gamba con attaccato un mitragliatore che fa esplodere degli Zombie può essere l’ennesimo “giocattolo” pericoloso come se ne vedono a decine in Spy Kids.

È questo il cinema di Robert, un grande divertimento che fa evadere gli spettatori dalla monotonia, catapultandoli in universi di uomini violenti o di bambini curiosi, senza far percepire nessuna differenza tra i due. I film di Rodriguez, per quanto violenti e sconvolgenti, sprizzano gioia da ogni fotogramma, perché si percepisce l’estrema voglia di giocare e divertirsi del regista. E’ questo quello di cui il pubblico ha bisogno, la leggerezza e l’innocenza attraverso i quali un infettato Bruce Willis può dire di aver piazzato due pallottole nel cuore e una nella testa a Bin Laden.
Si tratta solo di violenza oppure c’è sotto qualche altra cosa?

Grazie mille e continua così Robert!

Jacopo Zonca


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