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La magica notte di Woody Allen. Recensione

6 dicembre 2011 13:59 3 comments

Gil, sceneggiatore di Hollywood, si trova a Parigi con la sua fidanzata e i genitori di lei.

Gil è profondamente innamorato della magica città, e, passeggiando una notte mezzo ubriaco, si ritrova catapultato negli anni venti dove conoscerà i suoi idoli e maestri ispiratori. Woody Allen questa volta fa centro perfetto.

Il suo nuovo film, Midnight in Paris, è di una tale freschezza che l’autore sembra essere ringiovanito di una trentina d’anni, quando era nel pieno della sua creatività. Una creatività infinita, a cominciare dall’iniziale presa in giro dei repubblicani, dal protagonista che non vuole diventare “manovalanza Hollywoodiana”, (questo la dice lunga di cosa pensi l’autore della macchina-cinema americana), e poi, ultima e più importante cosa, l’esplodere della fantasia.
Quella fantasia che ci permette di sognare e di evadere dalla nostra vita più che noiosa, quella fantasia che ci rende felici, ma allo stesso tempo ci illude, una volta ritornati nella dimensione reale.

Questo è il cuore di tutto il film, ed Allen da grande maestro, usa la macchina da presa solo per contenere la potenza della grande sceneggiatura: il regista sembra infatti  non dare importanza alla tecnica, la regia è appunto ridotta all’osso per dare spazio alla liberissima interpretazione degli attori.
Questa ultima pellicola è sicuramente tra le più mature di Woody, si ride, certo, ma soprattutto si riflette tanto, sul significato della vita (tema sempre presente nella sua filmografia), sul concetto di illusione come fonte di gioia, di dolore e sulla libertà a cui ognuno di noi aspira. L’opera funziona perfettamente, precisa come l’orologio che segna la mezzanotte: c’è una giusta dose ironia e di drammaticità, che sovrapponendosi danno un gusto agrodolce davvero sublime.

Mi piace pensare che Allen sia uno spettatore attento, e che veda con attenzione ogni lavoro precedente dei suoi attori.
Il fatto che Marion Cottillard appartenga ad un’altra dimensione, potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere un piccolissimo richiamo ad Inception, ma conoscendo i gusti e le opinioni di Allen, potrei anche dire una cavolata. Il bello però è proprio questo, che il film che narra di fantasia, stimoli l’immaginazione dello spettatore, e che lo illuda, come si illude il protagonista, che ci sia un qualcosa che permetta a tutti di sognare, di pensare e di immaginare.

Midnigth in Paris è l’ultima grande perla di Woody, regista molto, forse troppo prolifico, che  sfornando un film all’anno, (impresa veramente notevole per un uomo della sua età) , a volte ci prende e a volte meno, e quando non riesce a dare il massimo gira film assolutamente vedibili, ma troppo  gigioneggianti nella loro poetica sentimentale e incredibilmente nevrotica. Non è questo il caso.

Speriamo che la sua ultima fatica con Roberto Benigni sia dello stesso livello della sua mezzanotte parigina.

Jacopo Zonca

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