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L’arca di Babele: Dardano Sacchetti risponde ai lettori.

8 febbraio 2012 12:44 0 comments

Ciao Dardano, come stai?  Una domanda a freddo, giusto per scaldarci: sceneggiatori ci si nasce o ci si può diventare? Esiste una struttura predeterminata che ogni sceneggiatura deve rispettare?  Chi è stato secondo te il più grande innovatore in fatto di sceneggiature? Hai mai avuto l’occasione di conoscere i grandi Elio Petri e Ugo Pirro?
E per finire, una spolverata di stalking: è possibile incontrarti di persona?
Grazie dell’attenzione, 

Guido Ingenito, 25 anni, Milano, Studente, anzi disoccupato in sociologia.

D. Sacchetti: Caro disoccupato in sociologia (non darti arie perché sicuramente non sei l’unico e anch’io di questi tempi mi sento un po’ precario) certo che se ci nasci è meglio, vuol dire che hai non solo un talento naturale ma ne sei consapevole e lo controlli (a volte accade di non sapere cosa si sa fare). Ovviamente, lavorandoci sopra e avendo un grande amore per il cinema ci si può anche diventare, ma a certe condizioni: curiosità, spirito di osservazione, cultura di base, capacità di analisi ecc. Vado a spiegare come un maestrino dalla penna rossa – se non ami il cinema, ma visceralmente, da andare a vedere qualsiasi film, anche decine di volte, anche e soprattutto quelli brutti (si impara dagli errori propri e da quelli altrui) fino ad impararli a memoria e poterne penetrare le strutture filmiche, narrative, psicologiche, dialogiche, ambientali ecc – ci vuole curiosità: andare in giro per strada bevendosi la vita, i caratteri, gli avvenimenti, i dettagli, le battute, i vestiti, i colori, le contraddizioni, ecc – spirito di osservazione, quello che ti fa capire che quando qualcuno mette nervosamente una mano in tasca forse non tira fuori il fazzoletto—cultura, ahimè forse non è necessario sapere cos’è un parsec, a meno che tu non faccia un film sulla Hack, ma cosa accade nel canto terzo del paradiso è meglio saperlo come il colore della camicia di Giuseppe e cosa c’è nell’ultimo capitolo dell’Ulisse… analisi beh, uno sceneggiatore di base è un narratore che oltre ai fatti narra psicologie, scolpisce i caratteri dei personaggi, quindi ci vuole teatro, un po’ di Propp e parecchio strutturalismo…
chi è stato il più grande innovatore, ovviamente io… che domande?!
Petri no, Pirro sì…con Ugo ho anche lavorato in più di una occasione, eravamo amici a partire dalla metà degli anni 70…ho lavorato con lui ad un progetto fino a pochi giorni prima della sua morte…vivo in campagna, isolato come qualsiasi misantropo, in compagnia di due maremmani da 70 kg, tre cani corso con una potenza mascellare di 8oo kg di pressione per cent quadrato, più un dogo argentino incrociato con un pastore del caucaso…vedi te se ti conviene. Ciao e trovati un lavoro che il governo non t’aiuta.

Signor Sacchetti,

sono un amante del cinema, di qualsiasi genere purché sia quantomeno interessante e non mi faccia rimpiangere di aver buttato alle ortiche due ore della mia vita. Le vorrei porre due domande per la rubrica “L’Arca di Babele”:

1) Al giorno d’oggi la tecnologia per girare un cortometraggio, un documentario, addirittura un film è alla portata di tutte le tasche. Con una videocamera HD, un pc, un programma per il montaggio, chiunque avrebbe i mezzi tecnici per filmare “un’idea”. A suo avviso, se esistesse davvero una persona baciata dalla musa del cinema che riuscisse, con pochi mezzi, attori amatoriali, tanta buona volontà e, soprattutto, una sceneggiatura accattivante e solida, a dar vita ad un prodotto di qualità avrebbe poi questo “genio” la possibilità di vedere il suo film proiettato nelle sale?

2) Ho visto finalmente poche settimane fa il Final Cut di Blade Runner e, personalmente, l’ho trovato addirittura meglio dell’originale, soprattutto per l’assenza della voce fuori campo. Perché, secondo lei, per un film come quello, fatto di dialoghi perfetti, di espressioni facciali che dicono tutto, di una Los Angeles distopica di cui si percepisce persino l’odore attraverso lo schermo, a qualcuno venne in mente di mettere quell’inutile voce? L’ultima parola su una decisione del genere spetta sempre al regista oppure spesso è costretto ad attenersi ad ordini “incompetenti” dall’alto?

La saluto cordialmente e grazie per il contributo che ha dato e continua a dare al cinema italiano. (Jerry Notaro)

D. Sacchetti: No, il tuo film “amatoriale” non avrebbe più probabilità di centrare un sei al superenalotto, ma…all’estero sì. Devi trovare il modo di inviare il tuo corto ad un festival, possibilmente americano, lì non solo hai possibilità di farti vedere, al limite di essere segnalato o addirittura vincere un premio, ma puoi seminare basi per rapporti di lavoro…qui è tutto più arcaico e dominato dalla mafia televisiva.

No, il problema è che in america (per fortuna!!!) il film non è del regista, lì infatti non ci sono autori ma solo grandissimi professionisti, il film appartiene a chi ci mette i soldi (esattamente come una casa appartiene a chi la compra e non all’architetto che la disegna) in conseguenza di ciò il final cut è del produttore che può intervenire (a volte a ragione, a volte a torto) a modificare piccole cose per veicolare al meglio il successo del film…in america si fanno le snickpreview… sono proiezioni fatte a sorpresa in piccole località per testare le reazioni del pubblico e poi “aggiustare” il film se viene captato qualche malumore, questo aiuta il marketing del film ma in certi casi può andare contro la qualità…comunque, come mia opinione personale, ti dico avendo fatto molti film che spesso gli incompetenti sono i registi e te lo spiego con un esempio…un giovane regista talentuoso ha come esperienza solo il suo talento mentre il produttore potrebbe aver prodotto decine di film con grandi registi, e quando tu hai lavorato con Billy Wilder, John Ford, Antonioni, Fritz Lang ecc… faccio nomi a caso, alla fine ne sai quanto e più dei registi.

3) Buonasera Dardano. Recentemente ho scoperto ed apprezzato varie pellicole, italiane e d’oltreoceano, tutte prodotte tra gli anni ’60 e ’70, in particolar modo il film “Dillinger è morto” di Ferreri, individuando tematiche quali la massificazione del pensiero e delle idee, lo strapotere dei media, la reificazione della persona, comuni anche a molte opere di letteratura. A mio modesto parere, osservando quotidianamente i fatti di cronaca e politica, questi argomenti sembrano più attuali che mai. Durante la tua carriera di scenografo, hai mai avuto modo di affrontarli e rappresentarli nelle tue opere? (Antonio Ferraro)

D. Sacchetti: Si mi è capitato, poco per quanto riguarda film non commerciali, sempre per quanto riguarda i film commerciali. Sono sempre partito da una attenta analisi della società e del reale, poi metaforizzavo e spettacolarizzavo per esigenze di realizzazione…

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