“Another Side of Bob Dylan”. L’album registrato in una sera. (9 giugno 1964). (Marianna Matricardi)
È nato tutto in una sera, tutto il 9 giugno 1964.
Il menestrello di Duluth decide di scrollarsi di dosso l’immagine di incantatore di masse e guru per folle in delirio. Si toglie i panni dell’artista politicamente impegnato e ricerca le sue sfumature più intime per regalarle con un album completamente diverso dai precedenti.
Another Side of Bob Dylan è Bob Dylan. 50 minuti e 44 secondi impregnati di verità, fragilità, in completa assenza di filtri. Dylan canta per chi lo ascolta, mettendosi al pari di chi lo ascolta, sparisce il pulpito immaginario da cui aizzava il suo pubblico e sembra materializzarsi una stanza intima in cui troviamo soltanto lui e l’ascoltatore.
All I really want to do, la prima delle 11 tracce, è quella che esplica tutto il suo progetto artistico:
“Non sto cercando di competere con te
picchiare imbrogliare o maltrattare te
semplificare chiarificare
negare sfidare o inchiodare
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te
Non sto cercando di litigare con te
spaventare o deprimere te
abbassare incastrare
incatenare umiliare
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te
Non sto cercando di bloccarti
scioccarti picchiarti rinserrarti
analizzare categorizzare
finalizzare pubblicizzare
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te
Non voglio fare il muso con te
rincorrere cercare o seguire te
vergognare sloggiare
definire o confinare
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te
Non voglio incontrare i tuoi
farti ballare e fregarti poi
selezionare dissezionare
ispezionare o rifiutare
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te
Non voglio svicolare da te
prendere scuotere e abbandonare te
non voglio che tu senta come me
veda come me o sia come me
tutto quello che voglio da te
è essere amico con te”.
Another side of Bob Dylan è l’inizio del cambiamento, è il disco che fa da apripista alla contestata svolta rock di Dylan, ma è soprattutto un piccolo gioiello offuscato dalle critiche dei fan del Dylan folk. Riscoprendo l’ironia, la leggerezza e la delicatezza dei versi, decide di usarle come un balsamo; consola, osserva, propone, senza la più o meno palesata arroganza degli album precedenti.
Inoltre canta, per la prima volta, magnificamente, facendo della voce gutturale un punto di forza e scandendo i versi per farsi comprendere interamente e con un’umiltà spiazzante.
Il 9 giugno di 48 anni fa, nasceva il piccolo capolavoro di Bob Dylan.
Marianna Matricardi








