“La furia dei cervelli”: noi siamo il quinto stato. (di Marina Donato)
Ci sono libri che pervadono, che agitano gli animi, che costituiscono un movimento per le coscienze umane: libri che ti fanno vivere la tua vita e la realtà da protagonista e non da spettatore passivo. Libri trasparenti perché veri.
É questo è il caso della “Furia dei Cervelli”, un libro, un fenomeno, un movimento.
Un libro scritto a quattro mani, da Roberto Ciccarelli, giornalista e filosofo e Giuseppe Allegri, docente a contratto presso La Sapienza, entrambi appartenenti al mondo dei freelance.
“La Furia dei cervelli”, in quanto fenomeno politico e sociale, stupisce oltre che per il suo contenuto di “ sopravvivenza alla crisi”, anche per la sua forma innovativa: si presenta infatti in una duplice veste: quella cartacea e quella network.
Nella versione cartacea, il libro, edito da Manifestolibri, affronta la situazione di crisi attuale, andando alla ricerca di una possibile scelta politica contro di essa.
Nella versione network, che è senza dubbio la più vivace e collaborativa, il libro è un continuo divenire, un divenire che fluisce verso una società mutualistica, e che ci consente dunque di non considerare la Furia come un libro chiuso a sé stante, ma come un libro che interagisce verso un welfere comune.
Il libro racconta con chiarezza, e forse con violenza, la “fiaba” dei nostri giorni, quella fiaba precaria, dove già nei primi versi si pone l’attenzione sul fenomeno “intellettuale”, quel fenomeno dove gli intellettuali, sono i primi a fuggire: “subito dopo i topi, e molto prima delle puttane”.
Ciò che appare chiaro fin da una prima lettura è che “Furia dei Cervelli”, è se così arbitrariamente vogliamo definirlo, un sinonimo contrario a quel fenomeno che comunemente viene definito “ Fuga dei Cervelli”. Tutto questo perché nella desolante e ipocrita formula della «fuga dei cervelli», non si riflette il significato di vero intellettuale, ma solo e soltanto la disillusione e la rassegnazione, di chi non non ha voglia di creare una generazione.
Chi fugge, mira alla creazione di una oscura politica individualista, chi resta invece, vince. Ed è proprio questo il punto: vincere in e con una società dove l’urlo della rabbia è più forte dell’assenza di welfere, diritti, e reddito, è già una gran bella conquista sociale e culturale.
Nel libro, infatti, gli autori analizzano le condizioni di una società precaria ai limiti dell’inoccupazione, quella stessa società che rivendica una legge che viene professata uguale per tutti, quella società composta da quei giovani che hanno deciso di restare e lottare per diritti, welfere e reddito che non devono essere un’utopia in una società reale, e che dovrebbero essere, più che una conquista, una garanzia di base all’interno di una società che con le innumerevoli e ultime riforme,come quella sul Lavoro, elimina ed oscura quello che è il nostro futuro.
La “furia dei cervelli” attraverso storie, inchieste e analisi sulla condizione del lavoro e della vita contemporanea ci racconta quanto sia difficile lottare ma ci racconta anche cosa succede quando la voglia di indipendenza e conoscenza prende il sopravvento, soffermandosi su quanto e come la forza dei più possa essere produttiva ed efficace.
Nella nostra realtà, sempre più protagonista dei movimenti occupazionali e rivendicativi, è il sapere.
Quel sapere vivo e dinamico, quel sapere che non s’arresta ma che vuole ferocemente cavalcare l’onda dei fatti concreti.
Quel sapere che attraverso una conoscenza continua ed evolutiva dice sì ai sogni ed un futuro che a tutt’oggi sembra non esserci.
Ad un futuro che non ha paura, ad un futuro che vuole reinventarsi e darsi sostanza giorno dopo giorno.
La Furia dunque è il leitmotiv dei nostri sogni, perchè in questa società dove “le gambe levate” sono tante, se la realtà non ci permette di sognare, a mutare non devono essere i nostri sogni e le nostre aspettative, ma la realtà!
Marina Donato








